Giornate da fermo

Parcheggiato nel posto conducente della mia auto, scruto il mondo da seduto, mentre ho lasciato, magnanimo, che la moglie scappasse in libera uscita all’outlet della Golden Lady di Manerba. E, osservando quello che il mio parabrezza riesce a farmi vedere, sono sommerso dall’impossibilità di essere in sintonia con ciò che ci circonda. Le sensazioni, le interpretazioni, le impressioni, sono innumerevoli, a volte in contraddizione, e comprendere tutto non è fattibile. Allo stesso tempo rimanere neutrali è un’utopia.

Dalla Despar di fronte esce una coppia: un uomo anziano che porta sottobraccio un uomo la cui età è indefinita per via delle strane espressioni facciali che ha: ora sembra un 18enne, ora un 50enne. Forse sono padre e figlio e il padre nella sua compostezza esprime un dolore radicato nel tempo da diventare parte integrante del suo essere. Il figlio pare non rendersi conto della solitudine a due e si fa trasportare, mediamente soddisfatto.

Il rombo di una Cinquecento ante litteram scuote la situazione e mi riporta indietro nel tempo alle mie esperienze con quell!auto. Ma questa è modello campagnola, allungata e non ne vedevo da tempo immemore!

Riapro il mio blog, fermo da mesi. Leggo alcuni pezzi dei blogger seguiti. Poco tempo e tanto da fare, ed è per questo che molti mollano ciò che comporta maggiori sacrifici, preferendo dedicarsi alle incombenze immediate, ai piaceri spiccioli, all’impegno facile. Come me. Meglio un giochino sul tablet che una.ettura, un riposino ad un incontro, una mangiata ad una visita.

Un terzetto di ciclisti si avvia verso una pedalata seria canticchiando “siamo solo noi”, e si avverte adrenalina e fervore nelle gambe.

Mia moglie torna, la pausa è terminata, le osservazioni rimandate.

 

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Due giorni in bici in tre o ciclovia Destra Po (da Ferrara ad Adria, via Bondeno)

Domenica 24 aprile 2016

Mentre provo a scrivere dell’esperienza appena conclusasi, ascolto Alan Walker e direi che non potevo trovare niente di meglio per accompagnare i pensieri sparsi. Socchiudo gli occhi e sento ancora la pioggia che mi cola sul viso, la fatica nelle gambe, quel dolore buio nel fondoschiena, mi rivedo chino a macinare i chilometri percorsi, o ad apprezzare la bellezza del paesaggio, riassaporo i pasti consumati e le risate spontanee. Insieme. Ai miei due compagni d’avventura, amici di lunga data, con cui, da un pò di anni, ci dilettiamo ad organizzare giretti in bicicletta.

Così, dopo Venezia-Trento lungo il Brenta e Trieste-Buie (Croazia) lungo la Parenzana, giro della Valle del Ledro (Trentino) in auto causa infortunio di uno di noi, questa volta è toccato alla Ciclovia Destra del Po, da Ferrara per Bondeno sino ad Adria. Quasi 120 km costeggiando il fiume maestro della Pianura Padana e diramazioni importanti.

Come nelle migliori tradizioni, l’ideona ci è venuta a tavola, durante il compleanno del Paolo. Presi da fervore ciclistico, senza fare i conti con il tempo e gli impegni di ciascuno, già sognavamo di percorrere per intere la VenTo, futuristica ciclabile da brivido di cui esistono in realtà solo pezzi sparsi tra le varie province che si affacciano sul Po. Ritornati con i piedi per terra, abbiamo però optato per la Destra del Po, perchè ci permetteva di raggiungere in treno il luogo ideale di partenza: Ferrara.

Ad accompagnarci in questo viaggio la bella guida di Alberto Fiorin.

Pertanto, all’alba del 24 aprile,

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ci diamo appuntamento in stazione a Mestre (ore 6:30) con le nostre bici orpellate degli zaini con il necessario: cambi completi, almeno tre; scarpe, ciabatte, beauty-case, occhiali, caschetti, telo antipioggia, kw o cerata, bibite e cioccolate.

Il tempo si preannuncia assai incerto ma sarà peggio.

Per portare le bici, occorre scegliere un treno, perlopiù i Regionali, che abbiano lo spazio per contenere le bici. Ora, un conto è dichiarare di averlo, un conto è che sia uno spazio idoneo. Di solito è lo spazio della carrozza motrice e la porta è uguale alle altre (quindi stretta per una mountain o citybike), inoltre i portabiciclette sono pochi e a forma di V, adatti, con le vibrazioni del treno, esclusivamente a spaccar i raggi delle biciclette! Ci arrangiamo posizionandole tutte da un lato e fissandole con dei ganci elastici di nostra proprietà.

Siamo a Ferrara in un attimo (ore 8:15) e già dalla stazione sono chiare le indicazioni per la Ciclovia Destra Po che troveremo posizionate correttamente lungo tutto il percorso: solo che sbagliamo alla prima rotonda e dobbiamo affidarci al primo di una lunga serie di personaggi curiosi che incontreremo, per ritrovare la giusta strada. Prendiamo direzione Bondeno e da lì ci ricollegheremo alle tappe della guida. Sin da subito capiamo che non sarà così semplice gestire il fattore imprevisto ma, complice una lauta colazione, affrontiamo la prima foratura della ruota posteriore del sottoscritto con allegria. Ci aiuta anche un amante delle due ruote del posto che ci ospita nel suo garage per cambiare la camera d’aria smontando la ruota. Tempo mezz’ora e siamo di nuovo in pista allegri, pronti per essere investiti dal diluvio di pioggia in prossimità del canale Burana e colpiti dalla seconda foratura (sempre della ruota posteriore del sottoscritto). Riparati alla buona sotto l’unico cavalcavia dei dintorni, ri-aggiustiamo la camera d’aria scoprendo che un minuscolo frammento di vetro, perforato il copertone, è la causa di tali problemi. La sapienza del papà di Paolo riemerge nelle mani del figlio ed è subito emozione che ben si mescola nel clima metereologico globale della natura sovrastante.

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Abbiamo perso più di un’ora e ci aspetta il bellissimo tratto che costeggia il canale Burana fino a Bondeno. Piove che è una meraviglia ma procediamo spediti lungo quello che, fino alla rotta di Ficarolo del 1152, era il ramo principale del Po, “tra filari di pioppi e coltivazioni di alberi da frutto”, fino al centro di Bondeno (ca. km. 19), dopo aver superato il Cavo Napoleonico, su un grazioso ponte di legno. Per la mia smania di visitare tutti i luoghi possibili immaginabili segnati sulla guida, trascino il drappello al Santuario della Madonna della Pioppa, purtroppo chiuso.

Riprendiamo la strada attraversando Settepolesini e Salvatonica dove ci ricongiungiamo con la ciclabile FE20. Da qui, pioggia e vento come in una qualsiasi giornata autunnale. La bora ci opporrà resistenza per tutto il tragitto, rendendo pesante il percorso. Corriamo sull’argine sopraelevato ma il Po è alla nostra sinistra, maestoso e increspato. Facciamo in tempo a superare il Bosco di Porporana, che ci dobbiamo fermare causa ennesima foratura questa volta della ruota anteriore del Diego. Grazie alle magie del Paolo scopriamo che pure in questo caso un minuscolo sassolino appuntito come un canino felino ha perforato il copertone fino a danneggiare la camera d’aria

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Bagnati oltremodo e tendenzialmente sfibrati dal vento contrario e arriviamo a Pontelagoscuro (dopo ca. altri km 18), non prima di altre 3 soste veloci obbligatorie per gonfiaggi ruote che evidentemente non sono state riparate al meglio. Ci rintaniamo, sfiniti e provati, al primo locale che fornisca riparo e cibo, e troviamo da Santo, ristorante e hotel che ci accoglie gentilmente nonostante l’aspetto non proprio galante del terzetto (ore 14:00). Per un sana oretta lasciamo le bici con i loro problemi di forature e ci dedichiamo a rifocillarci al tepore del locale.

Poi per un’ora abbondante (sottofondo di Shawn Mendes), ci dedichiamo alle riparazioni delle ruote trasformandoci in catena di montaggio esperta in meccanica delle bici: il kit inesauribile di Diego con le toppe di ogni forma e colore e il suo mastice, la pompetta stantuffante nelle mani di Paolo, e la mia abilità nel rinfoderare le camere d’aria nell’alveo del copertone, ci rendono capaci di rimediare e siamo di nuovo in sella, destinazione Ro Ferrarese. La pioggia si è placata. Rimane il vento ma è sempre meglio di prima. Superiamo in rapida successione Francolino, Pescara, Sabbioni, Ruina e Zocca prima di deciderci di fermarci a Ro, dove ci dirigiamo al B&B Villa Scutellari. Abbiamo percorso altri km 15 ca., possiamo decidere, vista l’ora (sono le 18:00), di rinfrancarci con una mega doccia caldissima IMG-20160424-WA0015

La serata, tra i Lukas Graham, una buona pizza da Cristian, passeggiata nel centro a dimensione di borgo di una volta 20160424_195308_HDR e discussioni a non finire su alcuni aspetti dello scibile umano (su tutti ricordo: il mondo della scuola, il ruolo dei genitori, il senso di legalità e impunità, il bisogno di sicurezza e l’eccessiva premurosità, la capacità di affrontare le difficoltà a partire dai piccoli rischi quotidiani), ci lasciamo ben trasportare da Morfeo sui nostri letti un pò strettini e cigolanti ma pur sempre comodi per le nostra membra! Tutto diventa più bello se condividi una passione con le persone a te care, di cui sai che ti puoi fidare e affidare.

Percorsi ca. km. 52.

A domani

 

 

 

Berlin e la crisi del Quinto giorno

Mi e’ gia’ successo.

Parto entusiasta dal raccontare le piccole frivoli peripezie che affronto con i miei familiari e i posti che visitiamo ma poi il materiale si accumula e le giornate si accavallano e non riesco a star dietro a questo nuovo impegno. Cosi’ il tempo passa, ed arrivo alla fine della vacanza con il rimpianto di non esser riuscito a scrivere tutto quello che avrei voluto.

La sera sarebbe il periodo migliore ma sono di solito stracotto: ingurgitato qualche insaccato (la cucina e’ quello che e’), ascoltato qualche mirabolante piano di visite per il giorno dopo pianificato dalla mia consorte, risposto a qualche messaggio feisbulese (ho il wi-fi in casa), docciato, mi schianto a letto e chi si e’ visto si e’ visto.

Ma come faccio a non citare alcuni episodi successi oggi? A ritroso, come non citare la bellezza del sistema di trasporti berlinese che ti permette, sia S-Bahn (treni metropolitani) che U-Bahn (metropolitana) che Tram di poter salire con le biciclette? Ci sono carrozze appositamente segnate con l’icona delle bici. questo non esclude alle persone di poter sedersi egualmente in quei posti. Come e’ successo oggi, quando una signora indigena un po’ minus, con cagnolino, nella sua lingua (ma si trattava di piccoli urletti) si e’ fatta ben intendere per avere un posto a sedere pure lei.

O, d’altro canto, l’assoluta mancanza di conoscenza dell’inglese tra il personale dei trasporti, siano essi capistazione, addetti manovratori o polizia ferroviaria. Ma anche tra la popolazione tedesca c’e’ chi va in caritatevole soccorso di spiegazioni ai turisti basiti dalla complessita’ del sistema ferrotranviario berlinese.

Oggi siamo stati in gitona a Postdam per visitare il megaparco di Sanssouci, con le bicilette, appunto. Molto bello il parco ma….niente di stratosferico. Direi forse meglio l’atmosfera della citta’ di Postdam, molto coccola e dall’idea di urbe serena. Dico cosi’ perche’ dentro il parco si poteva girare con le bici solo per vie esterne (ma giraci tu solo a piedi dentro il parco di 290 ettari! Forse una volta che non avevano altro da fare, ma dopo i primi 20 alberi, gli altri che vedi iniziano a darti noia. Almeno in bici si va veloci lungo i tracciati e si gioca un po’ a nascondino!) e visto lo Schloss (Castello) e poi il Neues Palais, si puo’ anche tornare alla base.

Certo arrivarci in treno, devi calcolare un paio di ore tra andata e ritorno ma il Parco gli si puo’ e si deve dedicare almeno un’oretta e mezza. Se a piedi, di piu’ ma sconsigliamo: dimensioni enormi da palazzo a palazzo. In compenso da domani per due giorni in tutto il parco sono stati allestiti punti ristoro e posti a sedere a lume di candela con spettacoli perche’ ci sara’ uno di quegli eventi mondani altisonanti che richiameranno parecchie persone: il Postdamer Schlössernacht. Non chiedetemi la traduzione del volantino che abbiamo recuperato da un burbero addetto alla sicurezza che prima mi ha fatto spostare le bici appena posizionate, e poi ha rimproverato, sempre e solo in lingua locale, i miei figli, rei di cercare un wc nel posto sbagliato (e meno male che non li ha beccati mentre esercitavano le loro funzioni fisiologiche). Gia’ stavo scagliandomi contro “i soliti addetti alla sicurezza bifolchi e intolleranti” che l’uomo del piffero in divisa da spettacolo, presente li’ vicino e disturbato nel lavoro dal piccolo siparietto improvvisato, e’ intervenuto in nostra difesa dicendo, e’ questo dimostra che ogni mondo e’ paese, che se i cartelli non vengono posizionati correttamente o non sono visibili o sono solo in lingua indigena, come si puo’ pretendere che i visitatori li comprendano? Se non altro ha ricevuto poi da me una lauta mancia per l’ottima esecuzione del pezzo.

Domani e’ il penultimo giorno e l’ultimo di visite. Ci si prospetta un tour de force. Vediamo a che ora ci alzeremo!

Berlin e il diritto di cronaca

All’inizio avevo pensato di scrivere un resoconto dettagliato sui posti visitati e le vicende in agrodolce della mia famiglia. Poi pero’, conoscendomi, ho ritenuto fosse improbabile una cosa del genere perche’ sarebbe risultata assai prolissa. Pertanto ho deciso di scindere le due parti, concentrando in una la visita e nell’altra le vicissitudini familiari.

Ma anche no.

Berlin o sulle capacita’ di trasformismo

Day 1.

Mai che ci capiti di fare uno scambio casa con una famiglia normodotata come la mia. No, sempre con famiglie i cui membri adulti ritengo appartengono a quella ristretta schiera di artisti e abili manualmente e creativamente che potrebbero fare invidia ad un intero settore di specialisti del ramo casa alla Leroy Merlin: oggetti recuperati e trasformati in piccole opere d’arte pure utili; angoli addobbati con gusto creativo e armonia di colori; stanze ciascuna con il suo charme e suppellettile particolare ma genialmente adeguato. Al loro confronto casa mia sembra arredata per intero da qualche mobilificio di dubbio gusto di terz’ordine!

Ci ritroviamo pertanto a vivere nell’appartamento di un palazzo storico che trasuda in ogni angolo di uno stile di vita sobrio ma efficace, brillante e adeguato. Non c’e’ un solo oggetto che si ripeta, tutto e’ originalita’ e fantasia.

Certo che anche i tedeschi pero’ hanno le loro magagne: in casa da mangiare c’e’ l’essenziale che pare la spelonca di un eremita e la prima sera, le mie bocche da lupo stentano a sfamarsi; neppure loro hanno il bidet e pure io, ahime’ ne sento la mancanza; ed e’ meglio non guardare troppo sotto i letti o sotto qualche divano per non rimanere scioccati sulla percezione per noi distorta del senso di pulizia.

Ma si sta bene: il Terzo gioca con tutti i giochi possibili immaginabili che riesce a trovare e in breve tempo tutta la casa e’ un gigantesco campo di battaglia; il Primo e il Secondo sono appagati dal wi-fi che gli permette di ritornare visibili al mondo e noi abbiamo una solida e piacevole base di appoggio che fa angolo su un incrocio di questo tranquillo quartiere berlinese.

Berlino o il senso dell’andare in vacanza tutti insieme allegramente

Premessa d’obbligo

Sono settimane che agogno questo momento: andare in vacanza con tutta la banda, considerando che e’ l’unica settimana di vacanza vacanza che ho e sento che tutto il mio spirito la invoca come momento rigeneratore. Certo, avro’ a che fare con moglie ai limiti dell’isteria da vacanza scambista; dovro’ tener testa ai figli di cui due con velleita’ autonomistiche e libertinarie e uno con manie lagnose ancora assai spinte, ma nulla vale la bellezza e l’orgoglio di andare via tutti insieme, come se il tempo della crescita e della separazione ineluttabile si potesse ibernare, arrestare, sospendere. Almeno per questa volta. Ancora un pochino.

Comunque sia, con la temperatura che continua a farci sudare, riusciamo a imbarcarci, non prima di: aver dovuto acchiappare la cagna (soprannominata affettuosamente dai parenti “mortadella che cammina”) che non ne voleva sapere di essere mollata dagli zii; perderci appena arrivati in aeroporto; arrivare giusti giusti al “now boarding” della compagnia di volo e incasinare le povere steward addette al controllo perche’ abbiamo mescolato carte d’ingresso e documenti di identita’ meglio di una partita a poker.

Durante il volo il Secondogenito si sveglia e decide che e’ giunto il momento, con dizione da gentleman, di “sboccare” (per poi scoprire che e’ solo ansia da volo, a scoppio ritardato, che un buon bicchiere caldo di the’ al “ginger lemon”, e qualche coccola, contribuira’ a far passare) ma il tempo vola, anzi l’aereo, e atterriamo a Berlino “Fuori Mano” (cosi’ mi pare si traduca l’aereoporto dove ci troviamo perche’ e’ tutta un’altra parte).

Dopo qualche altro minimo impiccio (comprendere quale linea della Metro di superficie prendere per arrivare a destinazione e, una volta scesi, da che parte andare) arriviamo: il palazzo e’ storico e l’appartamento originalissimo e ampio!

Ora la parola d’ordine e’: stravacco generale!

Oggi compio 48 anni

Sono le 9.14 quando mi appresto a scrivere. Ma è dalle 6.32 di stamane che ho in mente come iniziare.

Oggi compio 48 anni e la sensazione diffusa che circola nel mio organismo mente-cuore-anima non è per così dire piacevole. Anzi. Una forma di insoddisfazione serpeggia a più riprese tra un respiro e l’altro, accompagnato da dolorose fitte alla zona lombare destra quando cerco di fare qualche movimento sciallo.

Ho ricevuto la telefonata di auguri da mia mamma e a fatica ho mantenuto una certa distanza emotiva, in quanto la crisi con i figli adolescenti perdura e si è acuita da ieri, con il sequestro dei cellulari, a tradimento altrimenti era zuffa, dei figli rei di infischiarsene in modo arrogante delle minime e dilatate regole che vorremmo veder applicate.

In realtà, io farei spallucce a ritardi e quant’altro, in cambio di un vivere civile insieme. Ma mia moglie insiste sul tasto del “se non ora quando” considerato che più crescono e più si rischia di essere assoggettati ai loro desideri ricchi di vantaggi per loro e zero doveri.

E allora succede che io mi incaponisco, adotto modalità mulo da combattimento e avanti col cruccio a oltranza.

Fattostà che stamane il grande, 17 anni compiuti, prima del saluto e prima degli auguri ( che non mi ha fatto neanche dopo, idem per il saluto) ha intonato il mantra delle occasioni speciali “dammi il cellulare” e così è andato avanti, tra la mia indifferenza generale che si è tramutata in fastidioso ascolto quando ha iniziato a chiamarmi per nome (non lo sopporto dai miei figli perché il mio primo nome, più bello ancora di quello mio di battesimo, è papà con tutte le variabili: è stato il nome con cui mi hanno identificato come tale, e lo hanno imparato ancora prima del mio vero nome) per poi passare a minacciare di non adempiere all’impegno preso con il grest parrocchiale.

Sto aspettando la reazione del secondo, di solito ancora più scenografica, e dannosa (per gli oggetti e il mobilio) ma sta ancora dormendo e lungi da me dall’interrompere questo momento di quiete in cui accolgo le ondate di afa dalla finestra con gli scuri già serrati mi beo del silenzio della casa: il piccolo l’ho accompagnato al grest e la moglie è al lavoro. Pure il primo alla fine ci è andato, dimostrando un minimo senso del dovere e del rispetto altrui.

Tra poco vado a dare l’ultimo saluto al genitore di alcuni amici di lunga data. Ieri il secondo mi accusava che in caso di dipartita sarei rimasto con il rimorso di aver avuto come ultimo scambio verbale con  ifigli quello di una litigata. Ho ribattuto che, a rigor di logica, siccome il primo a tornare al Creatore sarei stato io, quello col rimorso sarebbe stato lui eventualmente, in quanto io, tutto preso dalla nuova condizione manco me ne sarei ricordato più.

Oggi compio 48 anni, non sono soddisfatto del mio lavoro e di me stesso, ho comunque molto di cui ringraziare, e sono le 9.45: ora di lavar via un pò di malesseri.